Consulenza legale: Fallimento

Secondo l’Ordinamento Giuridico Italiano, il fallimento, è una procedura concorsuale liquidatoria, a cui si può ricorrere in presenza di determinate prerogative e il cui fine è la soddisfazione dei creditori attraverso la liquidazione del patrimonio dell’imprenditore.

In seguito alla recente crisi economica le persone hanno sentito molto parlare di fallimenti, senza sapere però le conseguenze giuridiche di tale istituto e confondendo spesso questo concetto con quello di bancarotta. A differenza del fallimento, che come abbiamo detto è una procedura concorsuale liquidatoria, la bancarotta è invece un delitto penale che vede come conditio sine qua non la dichiarazione di fallimento.
 
Una volta chiarita questa distinzione è opportuno mettere a fuoco il rapporto tra il concetto di fallimento e quello di concordato preventivo.

Requisiti per la dichiarazione di fallimento

​​E’ opportuno sottolineare che non tutti gli imprenditori possono essere sottoposti a fallimento nella sua accezione giuridica. Per definire i soggetti fallibili è necessario che questi soddisfino sia requisiti di natura soggettiva che oggettiva: sotto il primo profilo possono essere considerate fallibili solo le imprese private dedite all’attività commerciale (sia nella forma individuale che societaria). Non possono fallire gli enti pubblici, le imprese non commerciali, i piccoli imprenditori (imprenditori agricoli), chi lavora in proprio o con membri della famiglia.
 
Per quanto riguarda il secondo profilo (oggettivo), è necessario che il debitore versi in stato di insolvenza. Con insolvenza in particolare si fa riferimento all’impossibilità da parte dell’imprenditore, a soddisfare le proprie obbligazioni, siano esse di natura economica (es. pagamenti) o materiale (es. consegna di merci), o comportamenti come irreperibilità, latitanza, chiusura dei locali, trafugamento.
 
Gli ultimi tre presupposti al fine della dichiarazione del fallimento sono di tipo patrimoniale e più nello specifico:

  • Il debitore deve aver avuto, nei tre esercizi precedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento, un attivo patrimoniale annuo superiore a trecentomila euro;

  • Il debitore deve aver realizzato nei tre anni di esercizio precedenti la data di presentazione dell’istanza di fallimento, ricavi lordi superiori a duecentomila euro;

  • Il debitore deve avere debiti (anche non scaduti) per un ammontare superiore a cinquecentomila euro, alla data della richiesta di fallimento.
Fallimento e concordato preventivo
​​Qualora l’imprenditore sia consapevole dell’imminente fallimento della propria azienda e lo voglia evitare, ha di fronte a sé tre possibili alternative atte a stipulare un accordo con i creditori: concordato preventivo, una ristrutturazione aziendale o una richiesta di amministrazione controllata.
 
Per quanto riguarda il concordato preventivo, esso è un accordo giudiziale con il quale i creditori ed il debitore concordano le modalità di estinzione delle obbligazioni contratte. Anche nel caso del concordato preventivo devono sussistere entrambi i requisiti, sia quello soggettivo (impresa privata dedite all’attività commerciale) che quello oggettivo (stato di insolenza impresa) richiesti per la dichiarazione di fallimento. Non sono invece necessari i tre requisiti patrimoniali.
 
A differenza del fallimento, in tale procedura l’imprenditore offre ai creditori un piano di risanamento della propria esposizione debitoria proponendo alternativamente: la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma; oppure l’attribuzione di attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato da parte di un assuntore.
 
Condizioni essenziali per il buon esito della procedura sono che:

  • l’accordo sia approvato dai creditori;

  • l’accordo assicuri il pagamento di almeno il 20% dei crediti chirografari;
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  • tale accordo sia omologato dal Tribunale. Infatti quest’ultimo può approvare o respingere il concordato, in tale ultimo caso, dichiarando d’ufficio il fallimento.
Conseguenze giuridiche fallimento
​​A questo punto è opportuno considerare gli effetti giuridici della dichiarazione di fallimento:
 
  • Il debitore, al momento della sentenza, viene obbligato prima di tutto a consegnare, presso la cancelleria del tribunale, sia le scritture contabili sia l’elenco nominativo dei creditori, nonché l'indicazione dei ricavi lordi per gli ultimi tre esercizi e di coloro che vantano diritti reali e personali sui suoi beni. Al contempo, al curatore dovrà consegnare l’intera corrispondenza. In più viene privato dei beni e dell’amministrazione della sua attività.

  • Per quanto riguarda il creditore, dal giorno della dichiarazione del fallimento nessuna azione, anche riguardante crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni nello stesso compresi. Il creditore infatti, dal momento in cui viene dichiarato il fallimento, potrà far valere il proprio credito nei confronti del debitore solamente in sede fallimentare tramite l’insinuazione al passivo.
 
La procedura fallimentare prosegue fino alla chiusura del fallimento quando il patrimonio del debitore è stato completamente liquidato e ripartito nei confronti dei creditori ammessi allo stato passivo.
 
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